| Add to Technorati Favorites


I regali? Li porta Cnegurocica

 

Il Tirreno — 22 dicembre 2009   pagina 25   sezione: SPETTACOLO 

Paese che vai, usanza che trovi si diceva una volta quando per conoscere usi, costumi e tradizioni diverse bisognava fare chilometri e chilometri. Oggi basta guardarsi attorno, girare per le strade delle nostre città e in un solo giorno passare dalla Moldavia, al Brasile, da Tangeri alla Romania, e vivere il caleidoscopio di usanze e tradizioni che anima le festività.

Entriamo nelle case dei nuovi compagni di viaggio arrivati in questi anni da tutto il mondo con il loro bagaglio di usanze, per vedere come vivono il Natale o le festività che più gli si avvicinano nel loro calendario.  “Fino all’anno scorso - dice Nina Leahu 54 anni mediatrice culturale per la Crea Versilia - noi moldavi festeggiavamo il Natale il 7 di gennaio, da quest’anno con il nuovo governo lo festeggeremo il 25 dicembre come voi. Siamo cristiani ortodossi, non facciamo il presepe, ma addobbiamo l’albero di Natale in modo ricco con frutta, bacche, biscotti e ciambelle”.  Le famiglie moldave che vivono in Toscana festeggiano in casa con amici e parenti, e mentre i bambini con il naso all’insù aspettano la slitta di Babbo Natale con i doni, le mamme preparano piatti della tradizione a base di carne di maiale che viene macellato in occasione della festa.  “Per la Vigilia di Natale - continua Nina - preparariamo uno speciale pane fatto a forma di treccia da donare ai bambini e ai ragazzi. I più piccoli da noi imparano canti e poesie natalizie sulla vita di Gesù e vanno a cantare sotto le finestre delle case del vicinato, neve permettendo, mentre i più grandi mettono in scena nei salotti di parenti e amici vere e proprie rappresentazioni sacre o aneddoti legati alla tradizione o scenette comiche”.  Nei mesi precedenti il Natale i più giovani si riuniscono per le prove di canto e recitazione, alla ricerca del testo giusto e del costume da indossare. E la befana? Non c’è, il 6 gennaio è dedicato ai re magi; una figura femminile però nel Pantheon natalizio esiste. “I nostri bambini - dice Nina - credono in Cnegurocica, la nipote di Babbo Natale, una bambina vestita di parcià, una stoffa bianca brillante, che aiuta il nonno a portare i regali. Cnegurocica appartiene però più alla tradizione russa e ucraina , per la quale è l’ultimo dell’anno la festa più importante”.  Per tutti oltre alle trecce di pane fatte appositamente per premiare i piccoli cantori gli altri piatti tipici sono il cosdnac, un gustoso panettone fatto con le noci che si mangia con piccole vaianti in tutti i Paesi dell’est europeo, e il sarmale, ricetta a base di involtini di verza messa in salamoia con carne di maiale e riso, pomodori e carne affumicata.  Queste pietanze vengono preparate anche nei campi Rom (anche loro cristiani ortodossi) che il giorno di Natale fanno seguire al sarmale dolci al cioccolato e diversi tipi di pane cucinati appositamente per l’occasione.  I musulmani, pur rispettando Gesù come uno dei principali profeti, non ne celebrano la nascita, mentre festeggiano il Capodanno. Quelli che hanno trasferito la famiglia in Italia però, specie se hanno bambini, devono fare i conti quantomeno con tutta la kermesse consumistica innescata dalle festività natalizie. E dato che festeggiare Gesù non contraddice i dettami del corano, l’usanza dei regali il 25 dicembre si sta diffondendo anche fra di loro; specie in anni come questo, visto che la festa in cui i bambini musulmani ricevono i regali è l’Ashura (che ricorda l’arca di Noè) e quest’anno avrebbero dovuto pazientare un bel po’: nel 2009 infatti si è festeggiata il 7 gennaio e nel 2010 sarà il 15 dicembre. La festa che più si avvicina al Natale, la più importante nel calendaio islamico, è invece quella che ricorda il sacrificio di Ismaele.  La comunità marocchina la chiama Aid Kebir, che significa “la grande festa”, quella senegalese Tabaski. Rajaa El Mazoliz, 47 anni di Tangeri, mediatrice culturale e linguistica per tutta la comunità araba, racconta che per questa ricorrenza ogni famiglia sacrifica un agnello che viene cucinato al vapore con il cumino o alla brace e diviso con i più poveri. «Si mangia anche la trippa cotta con le spezie - dice - mentre i bambini si vestono a festa e tutti insieme andiamo a far visita ai vicini di casa prima ancora che ai familiari, ricordando e mettendo in pratica le parole del Profeta che prima di morire ribadì l’importanza di prendersi cura di chi ti abita accanto”.  Niente befana per bimbi brasiliani della chiesa battista, ma semaforo verde al presepe e all’albero di Natale fatto in grande stile. “La vigilia di Natale per noi è festa grande - dice Nadira Queiroz, 45 anni di Fortaleza, mediatrice culturale e linguistica per l’Associazione Transgenere di Torre del Lago - è tradizione cucinare il tacchino in forno, un enorme tacchino in stile americano per intenderci, rivestito di prosciutto, frutta e uva passa e accompagnato da riso e verdure di stagione. E poi i dolci e i pasticcini fatti con la cioccolata, il cocco, l’ananas, il latte, il frutto della passione e il goiaba, qui quasi introvabile”.  I più piccoli aspettano Babbo Natale con lo sguardo oltre le finestre o sul terrazzo, (niente camino, al loro Paese non se ne vedono) e per lui apparecchiano la tavola con latte e biscotti. La notte dell’Epifania poi canti e musica che raccontano la storia di Gesù, con chitarre e percussioni sotto le finestre dei vicini nella speranza di ricevere un dolcetto. Festa grande anche a Capodanno. La tradizione vorrebbe tutti vestiti di bianco, grandi banchetti, musica, concerti in ogni angolo della strada, festeggiamenti per le strade per tutta la notte. Allo scoccare della mezzanotte i classici dodici chicchi d’uva per propiziarsi l’anno. Assai difficile invece replicare qui la tradizione del tuffo: con le spalle al mare si entra nell’acqua e si lascia che sette onde passino sopra la testa per cancellare tutte le brutte cose dell’anno passato e preparino al meglio quello appena iniziato. Credenza simile al rito africano delle sette onde, che libera dal malocchio e dalle negatività.  Ma alle nostre latitudini non sarebbe facile poi liberarsi dal raffreddore. - Elena Torre

 
Condividi:
Delicious
Furl it!
YahooMyWeb
digg
co.mments
Ma.gnolia
Reddit