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E lo Yule anglosassone diventa Ceppo

 

 Il Tirreno — 22 dicembre 2009   pagina 25   sezione: SPETTACOLO
Tipica usanza ancora oggi praticata nelle campagne toscane è quella di bruciare un grosso ceppo di quercia nel caminetto la notte di Natale.  Nata forse dalla necessità di scaldarsi nel mese più freddo dell’anno, questa tradizione sopravvive con la sua suggestione.  Il ceppo scelto deve essere di grandi dimensioni e duro perché acceso nella notte della Vigilia deve durare almeno fino a Capodanno se non addirittura all’Epifania per scaldare il Bambin Gesù.

Questa usanza ha anche un significato simbolico se non divinatorio: guardando bruciare il ceppo si leggeranno i presagi per l’anno che sta per cominciare. Le ceneri vengono quindi sparse sui campi per propiziare un buon raccolto.  I dolci di cioccolato a forma di tronco che spesso accompagnano pandoro, panettone e torrone sulle nostre tavole, derivano proprio da questa usanza.  Quello che in molti non sanno è che la tradizione del ceppo è una variante di una antica tradizione anglosassone: il ceppo di Yule, che viene bruciato per festeggiare il solstizio invernale. È il tempo in cui le ore del giorno sono inferiori rispetto a quelle della notte, in cui gli spiriti della Terra e dei boschi riposano, in attesa della Primavera. In quanto festa del sole, Yule viene celebrato nei Paesi anglosassoni con un ceppo di quercia intagliato e decorato con aghi di pino e pigne che viene poi bruciato nel caminetto come simbolo del sole che ritorna. (e.t.)

 
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