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Alle 5 in piazza tutti in mutande

 

Il Tirreno — 07 marzo 2010   pagina 21   sezione: SPETTACOLO 

A vete mai visto una piazza piena di gente che ad un tratto balla moonwalker? O 25.000 persone immobili al concerto dei Black Eyed Peas, che poi si animano seguendo una precisa coreografia?  O uomini e donne che a un tratto si tolgono pantaloni e gonne in mezzo di strada, per poi rivestirsi dopo pochi minuti come se niente fosse?

È il flash mob. Arriva dall’America letteralmente significa flash di folla. Sono piccoli eventi, brevi azioni compiute da una massa di persone in un determinato luogo, eventi a metà strada tra il nonsense e l’happening. Vengono organizzati tramite passaparola per lo più utilizzando i social network come Facebook, Twitter, Myspace, Badoo; in media hanno una durata di una decina di minuti, non hanno scopi politici, di protesta o pubblicitari. Un’eccezione l’ha fatta Firenze dove sono stati organizzati dei flash mob di protesta contro la legge 133 che hanno visto coinvolti centinaia di studenti nella lettura corale dell’articolo 9 della Costituzione.  Persone che non si conoscono, provenienti da città diverse si danno appuntamento in un particolare luogo per compiere un’azione comune concordata in precedenza.  Il fenomeno è nato nel 2003 a New York, a proporlo per la prima volta un certo Bill, un ventottenne che voleva tentare un esperimento sociologico sulle masse. Fra i tipi più gettonati il freeze in cui i partecipanti si immobilizzano ad un segnale e restano “congelati” per alcuni minuti, i pillow fight, battaglie di cuscini e i gavettoni che però vengono chiamati smart mobs.  Il più numeroso? Ad oggi Escludendo l’evento del concerto del Black Eyed Peas, quello di Londra che ha visto 4.000 persone alla stazione Victoria che con le cuffiette alle orecchie hanno iniziato a ballare ognuno seguendo il proprio ritmo; sempre nella capitale britannica 13.000 persone a Liverpool Street hanno messo in crisi la circolazione tanto che la polizia ha interrotto l’evento. Fra i più famosi, quello dei detenuti di un penitenziario delle Filippine che hanno ballato tutti insieme Thriller di Michael Jackson per rendere omaggio alla popstar.  Anche in Toscana vengono organizzati piccoli grandi flash mob. A Pisa è stata inscenata di recente una goliardica guerra di gavettoni tra normalisti e santannini seguita dopo pochi giorni da 15 minuti di cuscinate nella centralissima piazza dei Cavalieri. E ancora per carnevale a Viareggio durante la festa rionale della Croce Verde l’intera piazza gremita di ragazzi in maschera si è congelata per un minuto tra lo sbigottimento generale. E proprio a Viareggio in occasione del primo anniversario della strage del 29 di giugno è previsto un grande flash mob per non dimenticare.  Ma come nasce la passione per il Flash Mod e la voglia di organizzarli? Lo chiediamo a Fabio Mauri, 26 anni studente bolognese del Dams. «Qualche tempo fa vidi un video di un Mob a New York. Da li è stato amore e coinvolgendo gli amici ne abbiamo organizzati un po’. La svolta è arrivata quest’anno con la creazione della Flash Mob Society. Il sogno è quello di creare un flash mob che coinvolga più città italiane possibile. Si chiama Sincro, ci stiamo lavorando. Perché farli? Vogliamo dimostrare che anche l’Italia è capace di organizzare eventi degni del resto del mondo. E sarebbe bello che per una volta l’Italia proponesse una novità. Non c’è nessuna volontà di farci soldi, nessun capo o leader. Chi decide è chi partecipa. Se non ci sono partecipanti, addio flash mob». - Elena Torre

 
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